
CENTO61, IL NUOVO VOLTO DI UN LOCALE CULT DI PALERMO (CHE CONTINUA A PIACERE AI PALERMITANI). I giovani architetti di Studio DiDea firmano un restyling contemporaneo nella Palermo liberty che utilizza il lessico cittadino e lo rielabora con uno sguardo rivolto al futuro.CENTO61, THE NEW FACE OF A CULT VENUE IN PALERMO (THAT PALERMITANS STILL LOVE). The young architects of Studio DiDea sign a contemporary restyling in Art Nouveau Palermo that uses the city's vocabulary and reworks it with an eye turned to the future.
Il bistrot Cento61 – Josper Bar a Palermo è un esempio di architettura contemporanea frutto delle migliori energie della città. Il locale chiuso nel 2006 dopo una gloriosa parabola, oggi riapre grazie all’intraprendenza di due imprenditori e alla creatività dello Studio DiDea (e dei suoi architetti Nicola Giuseppe Andò, Emanuela Di Gaetano, Giuseppe De Lisi, Alfonso Riccio) che ha conferito un volto nuovo ai suoi ambienti. Il Cento61 si trova nel seminterrato dell’edificio primi 900 dove nacque la scrittrice Natalia Levi Ginzburg. Come ha spiegato lo studio DiDea, “la sfida progettuale è stata trasformare il seminterrato (130 metri quadrati a un metro e mezzo sotto il livello della strada) in un spazio arioso, valorizzando il giardino e scegliendo finiture e materiali che ne amplificassero la luminosità interna”.The Cento61 – Josper Bar bistro in Palermo is an example of contemporary architecture born of the city's best energies. The venue, closed in 2006 after a glorious run, reopens today thanks to the enterprise of two entrepreneurs and the creativity of Studio DiDea (and its architects Nicola Giuseppe Andò, Emanuela Di Gaetano, Giuseppe De Lisi, Alfonso Riccio), which gave a new face to its spaces. Cento61 is located in the basement of the early-1900s building where the writer Natalia Levi Ginzburg was born. As Studio DiDea explained, "the design challenge was to transform the basement (130 square meters, one and a half meters below street level) into an airy space, enhancing the garden and choosing finishes and materials that would amplify its interior brightness."
Gli esterni del locale sono stati articolati su due livelli: uno al piano stradale che opera come una sorta di balcone con alti sgabelli in metallo e “sportelli apribili”. Da qui si scende al livello inferiore dalle gradinate in legno, dove l’area è scandita da tavolini in metallo e ampie sedute. Uno dei leitmotiv del progetto è l’utilizzo del metallo verniciato bianco, declinato come rete a maglia stretta o come intelaiatura, e si alterna a pannelli in legno rovere, a lastre in marmo di Calacatta, agli inserimenti in blu Niagara. Altro motivo ricorrente è l’impiego decorativo del verde: oltre alla Cycas all’esterno, dentro ritroviamo molte piante come il Filodendro, l’Hederina, il Ficus rampicante. Il progetto di illuminazione consiste in due striscie di luce led continua e “dimmerabile”, posizionate dietro la rete metallica; altri punti luce in ogni stanza sono le lampade a sospensione in ottone di Flos.The exterior of the venue was articulated on two levels: one at street level that works as a sort of balcony with tall metal stools and "openable shutters." From here one descends to the lower level via wooden steps, where the area is marked out by metal tables and wide seating. One of the project's leitmotifs is the use of white-painted metal, employed as fine mesh netting or as framing, alternating with oak wood panels, slabs of Calacatta marble and Niagara-blue inserts. Another recurring motif is the decorative use of greenery: besides the Cycas outside, indoors we find many plants such as Philodendron, Hederina and climbing Ficus. The lighting design consists of two strips of continuous, "dimmable" LED light placed behind the metal netting; other points of light in each room are the brass Flos suspension lamps.