LA CASA ORIGAMI SU PROGETTI N°15

Immaginate di dover ripensare completamente uno spazio da vivere; di dover ricavare il massimo da uno spazio minimo. Il primo esempio che può venirvi in mente, è quello di Le Corbusier, che sul tema della “casa minima” si è espresso più volte, con diverse variazioni, già a partire dal ’23: il punto della sua ricerca era l’essenza, la funzione da cui poi scaturisse lo stile. Sarebbe stupido pensare che uno studio di architettura non prenda spunto dai concetti di uno dei più grandi maestri del ‘900, quando si tratta di ambienti compatti e funzionali; ed ecco allora che lo studio DiDeA, dovendo trasformare un vecchio laboratorio palermitano in un piccolo loft, attinge a piene mani dalla lezione “Corbusiana” della casa minima, rielaborandola in una “Casa Origami”: tutto si piega in se stesso, nascondendosi e allo stesso tempo offrendosi, permettendo così di organizzare al meglio lo spazio disponibile. È un lavoro concettuale necessario se l’area abitativa a disposizione è solo di 3 metri per 11: un ambiente di tale ristrettezza è certamente una sfida per chiunque, se poi si aggiunge anche uno scarso apporto di luce naturale, il lavoro dei progettisti sembra quasi impossibile. Eppure ecco che lo studio DiDeA sfrutta appieno ogni possibilità, attraverso soluzioni su misura, materiali e cromie chiare per amplificare al massimo la luminosità data dalle due alte finestre che si affacciano sulla corte interna. È naturale allora, che la soluzione adottata attraverso l’innesto di un piano cucina nel corpo scala, diventi il protagonista dell’intervento. Dai toni grigio antracite, la scala comprende un mobile progettato per ottimizzare lo spazio, alternandosi tra madia (quando è chiuso) e piano cottura/lavello (quando è aperto). Lo scrigno nasconde anche un tavolo apribile, a ribalta. Scostandosi da questo centro ideale del progetto, rimanendo sempre nel primo piano, si ha la sala da pranzo, calda e calma, dilatata dai toni chiari: bianco per le pareti, rovere per la mobilia. Elemento di spicco – sempre in rovere – è una parete tripartita che fronteggia il divano grigio antracite, ideale divisorio tra sala da pranzo e soggiorno. Salendo le scale (che sono poi anche un mobile contenitore) ci si trova nella zona notte, altro spazio contenuto che accoglie camera da letto, cabina armadio e bagno. Il rapporto tra il rovere del parquet e il soffitto a volte a crociera (enfatizzato da spot luminosi) crea un grande senso di tranquillità e di ampiezza. Intelligente è infine l’idea di sfruttare la testata del letto come divisorio tra stanza da letto e cabina armadio. Per concludere con le parole dei progettisti: “Questo luogo era un piccolo laboratorio artigianale dove producevano mattoni in cotto. Progettare una casa minima in un contesto storico è stato per noi un esercizio molto complesso che ha richiesto studio e la meticolosa ricerca di tutti quegli espedienti architettonici utili a recuperare spazio rispettando la forma architettonica originaria”.

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