Quando spesso si parla di pianificazione territoriale, si cade nell’errore di pensare solo allo sviluppo locale e alle risorse ambientali, temi che in realtà sono strettamente correlati anche a quello del trasporto urbano o della mobilità. Alcuni problemi relativi alla mobilità urbana sono da ricercarsi nel difficile rapporto tra la qualità ambientale e l’efficienza del trasporto – sia pubblico che privato – nel territorio. Oggi i soggetti e le amministrazioni pubbliche cercano di indirizzare le proprie azioni in due direzioni: cercano di migliorare l’efficienza del sistema-mobilità, oppure cercano di controllare gli effetti che suddetto sistema produce. L’unica soluzione che permette interventi sul sistema prevede l’adozione di politiche regolative o strumenti economici. La scelta del tipo di politica o strumento adottare, per riuscire a gestire al meglio il trasporto a livello urbano, può provocare effetti sulla domanda di mobilità. Sono diversi gli interventi che ad oggi le P.A. sono in grado di considerare, tra questi bisogna considerare la ridistribuzione della circolazione in ambito urbano, che può provocare vantaggi e svantaggi. Questo porta dunque a considerare gli interventi in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere nel trasporto urbano.
Quasi sempre gli interventi da prendere in considerazione sono volti a gestire gli effetti che la mobilità urbana produce; tali effetti possono riguardare le emissioni di CO2 prodotte dalle autovetture, gli incidenti stradali, il tempo di spostamento sul territorio a seguito del traffico. In seguito a tali considerazioni è possibile prevedere l’utilizzo di politiche che siano in grado di regolare il trasporto privato, quindi diminuire l’impatto che questo ha con il territorio, si pensa ai cosiddetti Piani Urbani del Traffico* , oppure promuovere interventi sulla rete infrastrutturale – urbana e non – in modo da diminuire i fenomeni di congestione stradale e quindi l’inquinamento ambientale. A Palermo, ad esempio, la P.A. ha portato avanti un’unica soluzione al problema della mobilità urbana, ha suddiviso alcune parti della città in Zone a Traffico Limitato, aree situate in alcuni punti delle città, ad esempio nei centri storici, che hanno lo scopo di limitare in alcuni orari il traffico ai mezzi pubblici/emergenza, ai residenti e a chi ha delle autorizzazioni particolari in deroga, dunque diminuire il livello delle emissioni inquinanti nell’atmosfera. Tali politiche sono state sviluppate da diversi tavoli tecnici, con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale del trasporto urbano e migliorare l’efficienza dello stesso in termini di tempo e spazio. L’unica soluzione alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico, acustico, alla congestione urbana, agli incidenti stradali, oggi potrebbe essere quella di sviluppare e sensibilizzare una campagna volta a promuovere la mobilità sostenibile, modalità di spostamento (e in generale un sistema di mobilità urbana) in grado di diminuire gli impatti ambientali generati dai veicoli privati.

* Piano Urbano del Traffico: è previsto dall’art. 36 del nuovo Codice della strada, è obbligatorio per i comuni con più di 30.000 abitanti ed è costituito da un insieme coordinato di interventi per il miglioramento delle condizioni della circolazione stradale nell’area urbana, dei pedoni, dei mezzi pubblici e dei veicoli privati, realizzabili e utilizzabili nel breve periodo e nell’ipotesi di dotazioni di infrastrutture e mezzi di trasporto sostanzialmente invariate.

Alfonso Riccio, Pianificatore territoriale